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Un
giorno, nel tempo dei tempi, un Dio era partito dal mare (che fu, poi,
quello di Sorrento) e andava lungo la costa verso un altro mare (che fu,
poi, quello di Amalfi); come valicò il colle e discese per rupi e
sentieri, gli apparve un anfiteatro selvoso. Il Dio sostò, contemplò,
respirò un’aria tra di roccia e di salsedine, e disse: “Qui
potrebbe nascere un paese!” Detto fatto: trasse, da una roccia che
recava a tracolla, una manciata di semi di case, e li liberò, con un
gesto lungo, nella conca: brillarono quei semi nell’azzurro, come api,
poi caddero alla rinfusa qua, di là; e alla nuova stagione, dopo le
piogge dell’inverno, nella conca spuntarono da ogni parte piccole case
bianche. Dalla semina di un Dio, era nata Positano.
Naturalmente le case furono abitate dagli uomini e gli uomini
dovevano raggiungere, pei loro commerci, sull’alto, una strada
maestra, e a valle, una riva. Sicché per congiungere una casa
all’altra si fu costretti a gettare una serie di scale, scalette e
sentieri: nacquero così tutte le bizzarre viuzze più o meno folti di
gradini, che fanno d’ogni casa di Positano la meta di una scala santa.
E tanto fu l’intrico degli sconti e degli incontri che ormai a
Positano si sale o si scende, ma è certo che in piano non si va.
E si deve andare sempre a piedi poiché di strade praticabili dai
veicoli non ce n’è che una: quella che dalla via provinciale si snoda
come un serpentone a creare un raccordo ed una confluenza fra tutti i
dirupi, i picchi, i boschetti, i giardini dove sono annidate le case del
paese!!! Non ha una piazza cittadina, dove alla domenica suoni la
fanfara, non ha un bar, non un circolo!!!
C’è la libertà. Così è chiaro che Positano è il paese degli uomini
liberi, cioè degli artisti. Pittori, poeti, musicisti che hanno,
oltretutto, la fortuna, volendo, di non incontrarsi mai, il che conduce
la libertà all’ennesima potenza, a una specie di coltivazione del
proprio io per proprio uso e consumo. Questi artisti hanno capito
dapprima il sole, l’aria, la luce di Positano, poi la pietra, il tufo,
l’incanto, l’architettura, e si sono scelte alcune case di rute, che
hanno riadattate con un rispetto cauteloso
e amoroso dell’antico, sicché sono riusciti a crearsi alcuni
nidi, che se li guardi all’esterno serbano ancora la tipica e arcaica
semplicità dell’edilizia locale, e se ne varchi le soglie trovi
l’accogliente ospitalità della casa moderna!!! In queste case,
dovrebbero nascere i grandi quadri, le grandi architetture e i grandi
poemi. Ma nascono? Non importa che nascono, importa che la nostra umanità
trovi per ora d’un paese eccezionale il raccoglimento e la possibilità
di riconoscersi, faccia a faccia, come in uno specchio. Da "Bellezza" - Luglio
1942
- Cesare Giulio Viola - |